LA CASCATA METABOLICA

Uno dei punti chiavi dell’allenamento per la resistenza è la cascata
metabolica.
Quando dallo stato di riposo si avvia un esercizio fisico, proporzionalmente
all’intensità meccanica, si svuota il contenitore di fosfocreatina, perché
consente di mettere in moto immediatamente l’esercizio, si innalza
proporzionalmente il consumo di ossigeno ed aumenta l’attività del
meccanismo lattacido.
Succede quindi che dipendentemente dall’intensità meccanica interverrà la
glicolisi anaerobica quindi il meccanismo lattacido, che sarà indipendente
dall’esercizio perché comunque interverrà proporzionalmente a quanto sarà
l’intensità dell’allenamento.
In sintesi, giù la fosfocreatina, su il consumo di ossigeno, il meccanismo
lattacido si muove tanto o poco a seconda dell’intensità di allenamento.
Proseguono nell’allenamento, entro una certa soglia i valori di VO2 e del
lattato si ridurranno leggermente nei primi minuti, questo perché una piccola
parte va a pagamento del debito di avvio e si assesteranno in steady state a
livello d’intensità di esercizio.
Esempio, parto, corro e dallo stato di quiete arrivo a 12 km/h di velocità,
attivo il meccanismo, passano i secondi ed entro a una velocità che
meccanicamente ( ipotizziamo ) non è impegnativa e la mantengo costante
per alcuni minuti.
Dopo i primi secondi e pian piano i primi minuti, il consumo di ossigeno e il
lattato che erano saliti proporzionalmente all’intensità però relativamente allo
stato di quiete, tendono poi a flettere e a ritornare giù un pochino e a
ristabilizzarsi su valori stabili, questo perché si tende a pagare una certa
parte del debito creato nei primi secondi di movimento, quindi si ripaga una
parte di energia.
L’inerzia del sistema metabolico soprattutto a livello periferico comincia a
vincersi, si aprono i capillari, le funzioni enzimatiche funzionano meglio e così
via e il costo energetico medio si abbassa leggermente e si entra nel regime
di steady state; questo dipende ovviamente da quanto è intensa la
componente meccanica perché se è moderata succede questo, al contrario
in caso di intensità elevate il consumo di ossigeno e di lattato tenderanno ad
aumentare progressivamente fino ai loro valori limiti fisiologici.
Dal momento dell’inizio dell’allenamento c’è una quota di substrati energetici
e di stabilità strutturale che viene persa e che non viene più reintegrata
durante l’allenamento, si viaggia sempre leggermente più bassi rispetto ai
contenitori energetici pieni.
Il meccanismo anaerobico alattacido interviene subito e degressivamente,
semplicemente perché il contenitore di energia si svuota e non riesce a far
mantenere la potenza meccanica, nello specifico dura 6 secondi ( secondo
Di Prampero e Capelli ).
Il meccanismo anaerobico lattacido, quindi la glicolisi anaerobica interviene
subito ma progressivamente, quindi in funzione dell’intensità meccanica
parte subito e cresce fino al suo limite, ed è un meccanismo che tirato al
massimo della potenza lattacida potrebbe essere gestito per 40 secondi.
Il meccanismo aerobico parte subito e progressivamente e la capacità del
meccanismo ossidativo, se l’intensità meccanica è bassa, potrebbe essere
infinita se non fosse che interviene il cedimento strutturale o altre cose che
impediscono di proseguire fino a non si sa quanto.
Per concludere, spero che questo possa farvi capire perché quando iniziate
una gara e spinti dall’adrenalina, dagli altri atleti a correre sopra i vostri limiti
vi sentite un po’ in debito di ossigeno, ristabilizzandosi in valori normali
quando rallentate perché consapevoli che non potete andare avanti così.
Questo rapporto intensità – durata è frutto dell’allenamento e solo con il
lavoro si possono alzare i valori delle fasce metaboliche.
Buon allenamento allora.

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